Una strada chiamata desiderio
“La zanzariera sbatte, il vestito di Mary ondeggia, come una visione, lei danza attraverso il portico mentre la radio suona”.
Inizia così come se fosse un film una delle più belle canzoni di Bruce Sprinsteen, “Thunder road”. E se è una delle sue più belle canzoni, se non la più bella, vuol dire che…
“Ehi, quello sono io e voglio solo te, non rimandarmi a casa di nuovo, non riesco proprio ad affrontare me stesso di nuovo da solo, non tornare dentro, tesoro”. Bruce sta cercando di convincere Mary a salire in macchina con lui, ad abbassare il finestrino per “lasciare che il vento ti sollevi i capelli” e correre via verso nuove strade, verso una nuova vita. Là fuori nel mondo da qualche parte, nella “magia della notte” c’è “the promised land”, la terra promessa, la loro terra promessa.
“Non sei una bellezza, ma ehi, stai bene”.
Bruce ha scelto se stesso, ha scelto Mary. Insieme non sono la perfezione, ma sono loro: invincibili sulla “Thunder road”.
La “Thunder road” di Bruce è un percorso del desiderio, una strada nuova tutta da inventare, alternativa a quella salvata sulle maps dei soliti percorsi. È la tua strada, il percorso che scegli.
In città c’è chi disegna per te le strade da percorrere. E non sempre sono le migliori. La realtà è un’altra cosa da quella pensata. Capita allora che spontaneamente cominci a camminare o a pedalare inventandoti delle scorciatoie. Si perché a piedi o in bici è più semplice mettere in pratica i tuoi percorsi del desiderio (questo è anche un consiglio per Bruce). Basta un calpestio ripetuto anche solo una decina di volte che l’erba torni terra e diventi strada. Succede perlopiù in giardini, parchi, aiuole. E qualcuno ha pure pensato di dare un nome a questi percorsi del desiderio chiamandoli per l’appunto proprio “Desire paths”. Sono stati, in pratica istituzionalizzati. Perfino da Wikipedia. Digitare per credere.
Immagino il primo che ha cominciato a calpestare l’aiuola. Ci sta che si sia sentito addosso tutta la paura e il desiderio dell’esploratore che affronta un territorio vergine.
Se una persona e poi più persone hanno deciso do calpestare quell’aiuola per fare prima non evidenzia un’inciviltà, ma tutto al più un errore del progettista.
Le nostre vite hanno bisogno di semplicità. Di istruzioni per l’uso fatte da chi usa, di strade fatte da chi ci cammina.
La strada é esso stesso un luogo di vita non solo un tempo e uno spazio di passaggio. Non può essere una qualunque. Deve essere amata, desiderata. Non c’è tempo da perdere.
“Ehi, lo so che è tardi, possiamo farcela se corriamo”. Parola di Bruce, Bruce Springsteen.
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